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L'arte antica e moderna delle tinture naturali nel mondo della moda

L'evoluzione di questa tecnica oggi è più inarrestabile che mai.

.......Con l’avvento della rivoluzione industriale il mercato dei coloranti naturali viene gradualmente soppiantato da quello chimico: i colori sintetici più economici e più resistenti offrivano una brillantezza e resistenza alla luce difficilmente replicabile nei coloranti naturali. Le tinture chimiche, tuttavia, provocano danni ambientali da non sottovalutare: le tinte sono a base di petrolio, ed assieme agli agenti tossici per fissare i coloranti sui tessuti, finiscono nell’ecosistema circostante durante la fase di dismissione. Secondo la Cambridge University l’industria tessile deposita 50,000 tonnellate di tintura nei sistemi acquiferi, causando circa il 20% dell'inquinamento idrico mondiale. E poi cè il consumo d’acqua. Per la sola tintura, l’industria tessile usa fra i sei e i nove trilioni di litri d’acqua all’anno di cui la maggior parte diventa acqua di scarto.
Phillacolor, creata da due giovani imprenditrici valdostane, Cortinovis e Perinetti, produce una decina di coloranti a base vegetale tra cui la robbia, la curcuma e l’indigofera. L’azienda ha recuperato in chiave innovativa le pratiche tintorie italiane diffuse prima dell’industrializzazione di metà Novecento, riducendo la quantità di acqua impiegata nelle tinture con un processo di tintura a freddo. Grazie ad accordi con i coltivatori della Val D’Aosta, Phillacolor sta esplorando le piante autoctone per ottenere un maggior numero di colori quasi a chilometro zero come il sambuco e il rabarbaro, che producono sfumature di verdi e di rosa.......“Il fatto che il colore cambi nel tempo dev’essere visto come un elemento a vantaggio. Un colore di per se’ può suggerire uno stato d’animo, ma i colori naturali sono più evocativi. Sono colori che raccontano la storia di un territorio, di un campo e delle persone che con passione lo lavorano.”.........

DI VIOLA STANCATI

(estratto dell'articolo)